Archives 2018

Periodizzazione dell’allenamento

Ciao a tutti, oggi parliamo di periodizzazione dell’allenamento.

Ma cos’è questa agoniata periodizzazione di cui tutti parlano e si sente di tutto? Per dirla in parole povere, la periodizzazione è quella cosa che da un SENSO al nostro allenamento. Perché un conto è fare fatica, un conto è sudare, un altra cosa è fare fatica e sudare con un criterio che ci permetta di migliorare determinate qualità nel tempo.

PREMESSA:

partiamo da un presupposto fondamentale così da capirci meglio.

IL PEGGIOR ALLENAMENTO È QUELLO CHE NON SI FA.  Un allenamento fatto secondo logica è periodizzazione è migliore di un allenamento fatto a caso, ma un allenamento fatto a caso è meglio di un allenamento non fatto.

Quindi non passate troppo tempo a capire come allenarvi senza allenarvi. Prima di tutto allenatevi, poi piano piano iniziate a capire come allenarvi sempre meglio, quali sono i principi fisiologici alla base dell’allenamento e come suddividere l’allenamento.

man lying on rubber mat near barbell inside the gym

TORNANDO A NOI: 

Quando stiliamo un programma di allenamento non bisogna partire dalla singola seduta, dagli esercizi, perché c’è il rischio di allenarci facendo un po quello che ci va, sudando ma senza andare a migliorare una qualità fisica specifica.

Partiamo dal presupposto che voi siete informati e che conoscete i sistemi energetici, le capacità condizionali e le capacità coordinative, quindi sapete bene quale potrò essere lo scopo del vostro allenamento (che sia migliorare la forza, la velocità, la resistenza, la potenza aerobica ecc).

Se noi ci alleniamo stilando il singolo allenamento, c’è il rischio che una volta fatti 10-15-20 allenamenti li andiamo a riguardare nel nostro quadernetto degli allenamenti e scopriamo che ci siamo allenati senza uno scopo vero e proprio.

Un bel giorno mi sentivo bene e ho allenato i salti, la volta dopo avevo voglia di correre e ho fatto 13 km di corsa, poi mi sono allenato con i pesi alti facendo delle doppie al 90% di 1RM mentre la volta dopo ho fatto un WOD del crossfit che prevedeva 20′ di AMRAP.

Facendo così mi sono sicuramente allenato, ma non ho finalizzato il mio allenamento, quando ci si allena bisogna essere metodici e suddividere.

Prima di tutto avere un obbiettivo a LUNGO TERMINE, che può essere di 6-9-12-15-18 mesi. Un consiglio che vi do è se sono le prime volte datevi degli obbiettivi non eccessivamente lunghi.

Fatto questo e deciso l’obbiettivo devo capire COME RAGGIUNGERLO, ecco che qua entra in gioco la periodizzazione.

I macrocicli

Dovrò dividere il mio periodo di allenamento in uno-due o più macrocicli. In base a cosa ci sono queste suddivisioni? Dipende da tante cose! Che sport faccio? Ci sono delle gare? Mi alleno per me stesso? Viaggio? Voglio avere più picchi di forma?

Comunque a livello generale alla fine di un macrociclo si cerca di capire se si ha quagliato qualcosa, quindi sicuramente prima di iniziarlo e una volta finita dovrò aver fatto dei test.

Diviso il mio allenamento in macrocicli dovrò ancora suddividerlo in mesocicli.

I mesocicli

I mesocicli per dirla semplice sono delle ulteriori divisioni, dove all’interno del quale si cerca di avere un obbiettivo a medio termine.

Esempio pratico:

Ho come obbiettivo correre i 1000 metri in meno di 3 minuti entro un anno a partire da oggi (obbiettivo finale a LUNGO TERMINE)

Situazione di partenza:

  • Non ho gare
  • Mi alleno per me stesso
  • Arrivo da un periodo di inattività
  • Ho un tempo superiore ai 5 minuti sul test dei 1000 metri
  • Parto per le vacanze in due periodi dell’anno e sto via 2 settimane tutte e due le volte

Cosa faccio? Prima di tutto non ho impegni di gare, quindi posso suddividere la periodizzazione in base ai miei impegni, quindi decido di dividere l’anno in tre macrocicli: uno che va dall’inizio dell’allenamento alla fine della prima vacanza, uno che inizia quando finisce la prima vacanza e finisce quando termina la seconda vacanza, l’ultimo che inizia quando finisce la terza vacanza e si conclude con l’anno di allenamento.

people running during daytime

Fatto questo passo ai mesocicli, cosa vuol dire? Vuol dire che devo dividere l’allenamento in modo da migliorare determinate qualità. Partiamo dal presupposto che non mi alleno da tanto e che ho un tempo sui 1000 metri superiore ai 5 min/km, quindi mi manca una base di fondo.

Per migliorare una qualità non basta allenarla ripetendola, se devo migliorare i 1000 metri non è sufficiente allenare da qui alla fine dell’anno i 1000 metri; perché se non perdo io la motivazione di allenarmi sarà il mio corpo a stallare.

Esempio di mesocicli:

Mesociclo 1 : 6 settimane di fondo lento

Mesociclo 2 : 5 Settimana di fondo medio

Mesociclo 3 : 4 Settimane fondo veloce

Mesociclo 4: 2 settimane ripetute sui 1000

Mesociclo 5: 2 settimane ripetute sui 200

Come vedete qua il lavoro è di circa 6 mesi, e parte da un lavoro più lungo, dove alleno la capacità aerobica fino ad arrivare alle ripetute sui 200 dove penserò solo ad aumentare l’intensità di corsa.

Microcicli

Infine: i microcicli!!! Ossia? Semplice, le singole sedute di allenamento.

Mettiamo che abbia deciso di allenarmi 4 volte a settimana, il primo mesociclo dura 6 settimane, quindi io avrò 6×4=24 allenamenti da dover stilare, seguendo una logica: l’obbiettivo del mesociclo.

I microcicli possono essere stilati in mille modi, l’importante è avere un minimo di conoscenza e di logica. Alcuni possono essere uguali, altri diversi, possono scalare o aumentare di intensità, dipende sempre cosa avete nella testa.

woman planking on green surface

Conclusione

Per riassumere: abbiamo visto a grandi linee cos’è la periodizzazione a cosa serve, cosa sono i mesocicli, i macrocicli e i microcicli e come posso integrarli nella mia preparazione.

 Ovviamente a questi concetti si devono aggiungere delle conoscenze di base, se non so che obbiettivi avere, quali sono le qualità dell’atleta o come migliorarle, non posso pensare di periodizzare niente.

Se vi è piaciuto l’articolo iniziate a pianificarvi l’allenamento, è il consiglio migliore che posso darvi, se poi avete qualche dubbio o non vi trovate con qualcosa scrivetemi e cercherò di rispondere ai vostri dubbi.

Buon allenamento

Matteo

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Le capacità condizionali

Quali sono le qualità fisiche della persona?

Tutti sappiamo che allenandoci in un modo piuttosto che in un altro otteniamo delle migliorie in un determinato campo dal punto di vista atletico; ma esiste un riassunto?Uno schema che a grandi linee suddivida le qualità del nostro corpo in modo da poter tener sempre sott’occhio le qualità allenabili dall’atleta per poter stilare una migliore periodizzazione?

Va premesso che è IMPOSSIBILE allenare singolarmente e in maniera ISOLATA una determinata qualità piuttosto che un altra, ma verranno sempre tutte coinvolte nel movimento in percentuali diverse.

Fatta questa premessa, sono vari gli autori che hanno stilato delle categorie per quanto riguarda le qualità dell’atleta, andiamo ora più nel dettaglio:

Il corpo umano è una macchina fantastica che può eseguire INNUMEREVOLI movimenti, in maniera molto variegata per quanto riguarda intensità e durata, per questo la classificazione delle qualità allenabili dagli atleti è un argomento arduo, dove le classificazioni sono varie in base agli autori, quindi in letteratura non è possibile trovare UNA SOLA classificazione che sia valida e universalmente accettata da tutti.

male gymnast holding on to two wooden rings

Anche perché queste classificazioni servono a noi allenatori per avere in testa una suddivisione più schematica del movimento, ma non sono nette e indiscutibili come è ad esempio l’origine e l’inserzione di un muscolo. Al contrario si cerca di dividere quello che in realtà divisibile non è, ossia IL MOVIMENTO, che come detto prima è un insieme di varie qualità espresse in percentuali più o meno minori o maggiori.

Tornando a noi, il movimento viene diviso secondo due grandi MACROCATEGORIE:

  1. Le capacità coordinative
  2. Le capacità condizionali

Le prime sono le responsabili della coordinazione e dell’esecuzione del movimento, ossia COME il movimento viene eseguito.

Per capirsi, a tutti quando si parla di coordinazione vengono i mente i ginnasti e il loro movimenti aggraziati, ma la coordinazione è presente in OGNI movimento.

Se prendiamo un esercizio classico da palestra come la panca piana la COORDINAZIONE è COME riesco ad eseguire il mio gesto.

man wearing white and blue shirt jumping on white avai table

Inizialmente farò fatica, il bilanciere andrà su storto, non avrò controllo del peso, ma questo non dipende da  fattori di forza e/o resistenza. Quindi non riuscirò a fare bene il movimento non perché io abbia degli squilibri tra parte destra o sinistra o non abbia sufficiente forza, ma semplicemente perché non sono CAPACE di fare il movimento.

Le capacità condizionali invece non rappresentano il COME eseguire un movimento, ma sono indice dell’INTENSITÀ e della DURATA di questo movimento.

Le capacità condizionali sono suddivise in tre sottocategorie:

  • Forza
  • Resistenza
  • Velocità

Vi è anche la mobilità articolare che viene messa a metà tra una capacità condizionale e coordinativa.

Ogni componente necessita di un articolo a parte, in quanto sono argomenti semplici all’apparenza ma molto più complessi di quello che si pensa. Basti pensare che vi sono una marea di libri dedicati solo alla forza, alla velocità o alla resistenza.

Anche per queste tre componenti vale il discorso fatto prima per le classificazioni: ossia vi sono INNUMEREVOLI classificazioni di forza, resistenza e velocità ( ricordiamoci sempre che si cerca di dividere quello che in realtà divisibile non è). La cosa importante è non semplificare le cose difficili e non complicare quelle facili, perdendosi nel vasto oceano delle classificazioni.

Detto questo, per concludere l’articolo il sunto è:

  • Il movimento viene diviso in capacità coordinative e condizionali
  • Le capacità condizionali rappresentano l’intensità e la durata dello sforzo
  • Le capacità condizionali si suddividono in tre grandi categorie : forza resistenza e velocità
  • La mobilità articolare è una capacità che sta nel mezzo tra coordinativa e condizionale
  • Le classificazioni sono utili ma servono per semplificarci la vita, non per complicarla

 

Nello specifico forza resistenza e velocità verranno trattate a parte.

Buon allenamento!!

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I vari tipi di intelligenza

Lo sapevi che esistono vari tipi di intelligenza? Ebbene si! Anche se il nostro sistema scolastico ci abitua ad un metodo di valutazione che prende in considerazione solo l’intelligenza logico-matematica in realtà esistono svariate sfaccettature.

Introduzione

Spesso quando si parla di intelligenza non si pensa che possano esisterne vari tipi, anzi l’immagine collettiva porta a pensare come la persona intelligente sia colei che ha notevoli doti in campo logico – matematico, questo semplice articolo vuole evidenziare come il concetto di intelligenza non sia di così facile ed immediata definizione e misurazione, essendo composta da varie componenti presenti e sviluppate in percentuali diverse in ognuno di noi.

Definizione di intelligenza

Prima di vedere i vari tipi di intelligenza dobbiamo  innanzitutto a vedere qual’è la sua definizione anche se per quanto riguarda questo argomento fare ciò  è impresa a dir poco ardua, dato che non esiste una definizione assoluta di intelligenza, per cui ne riporterò qui di seguito tre :

1) Intelligenza è la facoltà di intendere; l’atto e il modo di intendere

2) La parola Intelligenza deriva dal latino intelligĕre, “capire”; la parola latina deriverebbe a sua volta dalla contrazione dell’avverbio intus (secondo alcuni), o inter (secondo altri), e del verbo legĕre, significando dunque “leggere-dentro”, ovvero “leggere oltre la superficie”, comprendere davvero, comprendere le reali intenzioni, oppure “leggere-tra”, suggerendo quindi la capacità di “leggere tra le righe”, di collegare elementi precedentemente separati, di stabilire delle correlazioni tra elementi.

3) in senso psicologico generale, si intende quel processo mentale che permette di acquisire nuove idee e capacità che consentono di elaborare concetti e i dati dell’esperienza per risolvere in modo efficace diversi tipi di problemi. […]La psicologia ingenua vede l’intelligenza come un insieme di capacità: essenzialmente la capacità di risolvere problemi (intesa come capacità di ragionare utilizzando processi logici, stabilire connessioni, essere flessibili),capacità verbale (saper parlare in maniera chiara, possedere un buon vocabolario) unite a una buona competenza sociale (accettare gli altri, ammettere i propri errori, possedere una buona empatia).

Da ciò possiamo vedere come l’intelligenza sia un argomento “caldo”; in psicologia intelligenza è anche intesa come la capacità di adattarsi ai cambiamenti, dove la persona intelligente è colei che riesce in questa azione nel modo più veloce e originale.

abstract blackboard bulb chalk

Misurazione intelligenza

Insieme alla definizione la misurazione dell’intelligenza rappresenta un altro problema: a oggi questa viene eseguita tramite la valutazione del Q.I., questo test però è però troppo ristretto perché  tiene conto solo di due tipi di intelligenza: la logico-matematica e la linguistica tagliando fuori tutti gli altri tipi. Si vedrà come sono riconosciute ufficialmente altri sette tipi di intelligenza più altre due di recente scoperta. Vi sono numerosi test gratuiti per calcolare il proprio Q.I. anche su internet, ne viene riportato qui di seguito uno:

http://www.nienteansia.it/test/test-intelligenza.html

Tipi di intelligenza

Lo psicologo americano Howard Gardner, professore presso la Hardward University, ha condotto vari studi e ricerche empiriche su soggetti affetti da lesioni neuropsicologiche, ed è arrivato a catalogare dapprima sette, e dagli anni 90’ in poi addirittura nove tipi di intelligenza diverse, le quali sono collocate e collegate all’interno del nostro cervello.

Intelligenza

  • Intelligenza logico-matematica
  • Intelligenza linguistica
  • Intelligenza musicale
  • Intelligenza corporea
  • Intelligenza astratta o spaziale
  • Intelligenza intrapersonale
  • Intelligenza interpersonale
  • Intelligenza ambientale o naturalistica
  • Intelligenza spirituale o esistenziale

1 – Intelligenza logico matematica :

E’ la capacità di associare, dissociare informazioni in modo verticale, orizzontale, trasversale; è il primo tipo di intelligenza che è stata misurata ed è la capacità prevalentemente rilevata nel test del Q.I.; coinvolge sia l’emisfero sinistro, capace di ricordare i simboli matematici, che l’emisfero destro, deputato all’elaborazione dei concetti. Riguarda il ragionamento deduttivo, le schematizzazioni e le sequenze logiche; tipica di matematici e scienziati.

2 – Intelligenza linguistica

Facilita l’apprendimento delle lingue; è legata alla capacità di saper utilizzare un lessico vario ed efficace, chi la possiede e l’ha allenata ha una capacità di riflettere e differenziare il linguaggio in base alla situazione. Tipica di scrittori e linguisti.

3 – Intelligenza musicale

Abilità nel tradurre suoni e rumori in qualcosa di rappresentabile, saper riconoscere  altezze, timbri e ritmi di note e rumori; normalmente è localizzata nell’emisfero destro, ma le persone con cultura musicale utilizzano l’emisfero sinistro per elaborare la melodia; è responsabile anche del cosiddetto “orecchio musicale”; permette a chi la possiede di riuscire ad esempio a comporre musica o a modulare la propria voce cantando. Tipica di musicisti, compositori e cantanti.

4 – Intelligenza corporea o cinestesica

Non tutti la possiedono, permette l’esecuzione e la coordinazione di movimenti più o meno complessi dal punto di vista coordinativo, chi la possiede ha una notevole padronanza del proprio corpo; non riguarda solo la realizzazione di movimenti ginnici ma anche la capacità di saper usare le mani, gli utensili. Coinvolge talamo, cervelletto, gangli fondamentali e altri punti del nostro cervello. Tipica di ginnasti e sportivi.

5 – Intelligenza astratta o spaziale

Permette il riconoscimento di forme e oggetti nello spazio; è inoltre il saper trasformare emozioni, sogni, sentimenti e quant’altro in modo orizzontale ( bidimensionale ) o verticale (tridimensionale). Determina il senso dell’orientamento e la bravura in settori come la pittura e la scultura.

6 – Intelligenza intrapersonale

Molto sviluppata in oriente, raffigura il saper leggersi nel profondo, l’essere in grado di elaborare il passato e pianificare il futuro; riguarda la comprensione della propria individualità e il saperla inserire all’interno della società per poter ottenere risultati migliori.

7 – Intelligenza interpersonale

Attitudine degli individui a rapportarsi con il prossimo tramite mediazione, leadership e comunicazione cercando di creare empatia; coinvolge tutto il cervello ma prevalentemente i lobi frontali. Tipica dei grandi oratori, dei politici e degli psicologi.

8 – Intelligenza ambientale o naturalista

Saper dialogare con l’ambiente; rapportarsi con la natura utilizzando i suoi strumenti a nostro favore; riguarda anche il saper riconoscere determinati oggetti naturali e avere la competenza di classificarli e cogliere le relazione tra di essi. Alcuni esempi possono essere biologi, astrologi, medici o anche alcune tribù aborigene che vivono ancora in uno stato “primitivo”.

9 – Intelligenza spirituale  o esistenziale

Bisogno innato dell’individuo di rapportarsi, dialogare e comunicare con qualcosa di “oltre”; predisposizione a riflettere su grandi temi di speculazione teoretica,  come la nascita dell’universo e la coscienza umana; non è del tutto dimostrata e sarebbe tipica di filosofi , religiosi e in parte dei fisici.

books on bookshelves

Le intelligenze spaziali, interpersonali e intrapersonali sono legate in un certo modo all’intelligenza emotiva; tutte le intelligenze menzionate prima non sono un qualcosa di “statico” e classificabile all’interno del cervello secondo comparti ordinati ma sono un insieme dinamico e in continuo movimento, ed ogni raggruppamento può essere sviluppato ed allenato in maniera più o meno efficace; ecco perché la misurazione del Q.I. è troppo limitante per determinare l’intelligenza di una persona. Questo tipo di approccio multi-intellettivo smentisce un dogma comune secondo il quale una persona eccelsa in musica e non altrettanto in matematica non sia intelligente, basti pensare agli individui autistici, considerati dal pensiero collettivo i più intelligenti perché dotati di un Q.I. elevatissimo, quindi di un intelligenza logico – matematica molto sviluppata, ma che in realtà non sanno provvedere in modo autonomo ai loro bisogni di base. Va aggiunto poi come ogni gruppo contenga al suo interno svariati sottogruppi che rendono la classificazione delle intelligenze, secondo lo stesso Gardner, un compito troppo arduo e complesso.

Altri tipi di test

Oltre al classico test del quoziente intellettivo vi sono altri tipi di controlli per verificare che tipo di  intelligenza prevale in percentuale nella personalità di un individuo, viene riportato qui di seguito un link interessante dove dopo aver risposto alle domande si potranno conoscere le percentuali che compongono il nostro essere, per provare il test clicca QUI.

Un modo differente di imparare?

Dato che ognuno di noi è una persona unica ed irripetibile, le percentuali di intelligenza sviluppate saranno diverse l’una con le altre, ma allora perché nel programma scolastico i metodi di insegnamento sono solo quelli classici, dove chi ha una spiccata intelligenza logico – matematica e linguistica è avvantaggiato mentre chi è più propenso alla musica o alla pittura è sfavorito? Questo sicuramente per una tradizione culturale e per ragioni di tempo/organizzazione, dato che potrebbe risultare quantomeno difficile differenziare l’apprendimento da persona a persona ( anche se ciò sarebbe la cosa migliore ); a questo proposito è interessante il libro di Piergiorgio Odifreddi : “ c’è spazio per tutti “ ,un testo dove viene spiegato come lo sviluppo delle intelligenze ha anch’esso un decorso cronologico e l’intelligenza logico – matematica non è completamente sviluppata nel periodo delle elementari/medie; l’autore trova degli escamotage per ovviare questo problema riuscendo a far apprendere la matematica ( materia funesta ) anche agli alunni che trovano più difficoltà tramite l’utilizzo  dell’intelligenza spaziale, che a differenza della logico – matematica è la più sviluppata nel bambino, proponendo un libro dove l’apprendimento, principalmente all’inizio geometrico, viene basato quasi esclusivamente su delle figure, diagrammi, figure geometriche o immagini derivate dalla natura o dall’arte.

Intelligenza astratta.jpeg

Il tipo di intelligenza astratta è tipica di soggetti talentuosi in pittura e scultura

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Mindset

Spesso quando si percorre una strada verso un obbiettivo (che sia sportivo o non) ci si concentra molto sullo sviluppare un abilità, in modo da riuscire a raggiungere il nostro intento.

Questa cosa è assolutamente necessaria e giusta, ma spesso ci si concentra così tanto sull’affinare le abilità che ci si dimentica di una cosa ancora più importante: la mentalità.

Si perché ciò che rende il campione tale non è l’abilità (quella arriva dopo) ma è la mentalità vincente. Avere un mindset dinamico e vincente è di PRIMARIA IMPORTANZA, perché ci permette di sviluppare al meglio le nostre capacità e di reagire alle critiche in maniera costruttiva e non distruttiva.

L’atteggiamento è un qualcosa che si possiede naturalmente ma è un qualcosa che può essere allenato e cambiato nel tempo, ma facciamo un attimo un pò di chiarezza.

Definizione di mentalità o midset

Se guardiamo banalmente al dizionario sotto la parola mentalità troveremo la seguente definizione:

“Modo di concepire la vita proprio di una persona, di un gruppo, di una collettività ecc.; struttura, forma mentale di un individuo”

Il che vuol dire che la mentalità non corrisponde alla realtà oggettiva dei fatti, ma al modo in cui ognuno di noi vive e vede la vita.

man wearing blue suit jacket beside woman with gray suit jacket

Questa affermazione è molto importante perché ci fa capire che la mentalità non è qualcosa di immobile, fisso o definito, ma qualcosa di malleabile che condiziona noi stessi e il nostro modo di vivere, ma che può essere lei stessa condizionata dal nostro pensiero; vi è un rapporto bivalente tra mentalità e modo di vivere.

Mindset statico e dinamico

Ci sono due tipologie principali di forma mentis: una statica e una dinamica, ma quali sono le differenze?

Mindset statico:

Le persone che sono in possesso di un mindset statico hanno diverse caratteristiche, tra cui:

  • Credere che le proprie qualità e i propri difetti siano scolpiti nella pietra
  • Non accettazione della sconfitta
  • Dover sempre dimostrare di essere i migliori
  • Assolutamente vietato farsi vedere debole o carente in determinati contesti
  • Credere molto nella “dote”, nel “talento naturale”
  • Prendere la sconfitta come un fallimento personale che di conseguenza sancisce la fine di un “era”. Esempio: “se non sono riuscito a prendere la sufficienza nel compito di matematica, significa che la matematica non fa per me”
  • Vivere le situazioni come un giudizio continuo :sono riuscito a fare questo quindi sono bravo, non sono riuscito quindi sono un incapace; ce la farò o fallirò? Verrò accettato o rifiutato? Sarò un vincente o un perdente?

Mindset dinamico:

Viceversa le persone con un mindset dinamico:

  • Credono molto nel “duro lavoro” che porta a risultati
  • Prendono le sconfitte o le situazioni sfavorevoli come punti di partenza per poi lavorare
  • Vivono le difficoltà della vita non come delle tragedie, ma come delle SFIDE
  • Non hanno problemi a mostrare le proprie carenze, è naturale non essere bravi in tutto
  • Non hanno bisogno di dimostrare agli altri continuamente di essere il migliore o il più bravo, ma pensano piuttosto a come migliorare per crescere personalmente
  • Tendono ad affrontare il fallimento o i problemi in maniera diretta, senza subirne gli effetti passivamente

 

Il talento

adorable blur bookcase booksIl talento ESISTE, e ognuno di noi ne ha uno o più di uno. Nello sport se hai fibre veloci potrai fare il centometrista, viceversa se hai le fibre lente sarai più portato alla maratona.

Ma come è vero che il talento esiste è altrettanto vero che da solo non porta a nulla, come è vero anche che il duro lavoro batte il solo talento.

Avere una mentalità dinamica permette di riuscire a raggiungere eccelsi risultati nonostante non si dispongano delle DOTI necessarie per una determinata disciplina.

Giusto per fare qualche esempio di persone giudicate SENZA TALENTO che sono state scartate più volte prima di costruire tutto quello che hanno fatto: Larry Bird, Muhammad Ali, Michael Jordan, Babe Ruth ecc.. (se volete potrei fare anche un articolo su un po delle loro storie, nel caso fatemelo sapere).

Il successo

Se guardiamo le persone che hanno avuto successo hanno TUTTE almeno una caratteristica in comune: ossia la mentalità. Essere disposti al duro lavoro, non avere paura del fallimento, rischiare, mettersi in gioco, credere nelle proprie potenzialità, non porsi limiti predefiniti e reagire alle critiche in maniera costruttiva sono le condizioni necessarie per arrivare al successo. Non serve avere tutte le qualità o le abilità di questo mondo se poi non abbiamo la mente che ci supporta e ci fa esprimere il massimo di noi stessi.

Conclusione

Allenate di meno l’abilità e di più la mentalità.

Fate ogni giorno dei piccoli passi per avere un mindset dinamico, perché è la chiave di volta che vi aprirà un enorme quantità di porte, facendovi vivere meglio.

 

Matteo

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Modello fisiologico

Premessa: il modello fisiologico dovrebbe richiedere pagine di spiegazione per ogni sport, quello qua di sotto è una sorta di “bignamino” giusto per dare un idea al lettore medio di cosa si sta parlando.

Il modello fisiologico, detto anche modello prestativo, che cos’è? 

Il modello fisiologico non è nient’altro che la spiegazione per filo e per segno di tutte le richieste fisiologiche che sono richieste all’interno di uno sport.

In altre parole: si studia la prestazione e si analizza:

  1. Dapprima il punto di vista prettamente numerico: durata della prestazione, degli intervalli e dei recuperi (se previsti).
  2. Il tipo di gara: di squadra, individuale, open skill.
  3. Dopodiché si estrapolano quali sono stati gli sforzi effettuati dal giocatore (o dai giocatori, o dall’atleta a seconda dello sport).
  4. Quali sono i gesti motori più usati.
  5. Che tipo di tattiche sono state messe in atto.

Una volta ottenuti tutti questi dati, cosa ce ne facciamo? La risposta è : tantissima roba!

I numeri

Facciamo un esempio pratico, prendiamo il tennis:

Il tennis è uno sport open skill, individuale, di situazione, intermittente, di opposizione diretta.

activity business calculation chart

Quindi è uno sport situazionale, dove il risultato buono o cattivo è dettato dall’imprevedibilità dell’azione, sia mia sia del mio avversario, dove si alternano momenti di lavoro intenso e sforzi alternati da recupero, il quale può dipendere sia dall’avversario che dal regolamento (la maggior parte).

La fase di gioco mediamente può durare dai 4 agli 8 secondi, vi è un recupero di 20 secondi tra i punti, 90 secondi ogni due games e 120 secondi tra i set.

Gli sforzi richiesti sono sottomassimali ma di grande intensità, con grande alternanza di accelerazioni e decelerazioni, il numero di questi sforzi per una partita al meglio dei tre set possono variare dai 300 ai 500, di cui l’ottanta per cento a 2.5 m dalla posizione di partenza.

Per approfondire clicca qui

… e potremmo andare avanti così per pagine.

Questo per dare un idea di come la situazione sia affascinante e molto studiata.

Fisiologia

Dopo aver visto i numeri, bisogna capire a livello fisiologico cosa succede.

Infatti una volta che so quanto dura una gara, quanto ho di recupero, quanto dura lo sforzo e di che tipo è; devo capire :

che tipo di metabolismo viene utilizzato, in che modo e in che percentuale.

Perché un conto è fare uno sforzo di pochi secondi, intenso, contro una resistenza esterna molto bassa, recuperare e ripeterlo per poche prove (esempio salto in alto), un altro conto è fare uno sforzo di pochi secondi, contro una resistenza esterna molto bassa,recuperare e poi ripeterlo per 300-500 volte come nel tennis.

Piccola digressione

I sistemi energetici sono tre: aerobico, anaerobico lattacido e anaerobico alattacido, ma fatta eccezione per alcune discipline nella maggior parte degli sport vi è una mescolanza di questi sistemi. Son poche le discipline che utilizzano solo uno dei tre sistemi come motore principale

Fine digressione

In questo modo posso mettere per iscritto che tipo di sforzo è richiesto al mio atleta (o ai miei giocatori), dopodiché potrò scegliere la metodologia allenante più adatta per farlo migliorare.

Molto importante:  l’allenamento è diverso dalla prestazione!! Se devo eseguire un tipo di sforzo in gara non è detto che sia sufficiente ripetere lo stesso sforzo in allenamento, dovrò sicuramente variare intensità, durate e recuperi.

I gesti motori più utilizzati

Il modello fisiologico mi da informazioni anche riguardo i tipi di gesti che vengono utilizzati durante le gare, regolando e aggiustando l’allenamento tecnico di conseguenza.

active agility dancer dancing

Esempio pratico:

Guardando un incontro di pugilato mi accorgo che il mio atleta ha portato TOT pugni, di cui X saranno jab, Y diretti, Z ganci, K montanti. Il tutto diviso in destri e sinistri.

Da qui si può valutare il mondo intero! Regolando l’allenamento tecnico di conseguenza.

Posso vedere se porta tanti pugni ma pochi a segno, quindi meglio focalizzarsi sul migliorare la precisione piuttosto che aumentare il numero di pugni.

Oppure noto che vi è un notevole utilizzo del jab e uno scarso utilizzo del diretto, quindi il lavoro tecnico può prevedere l’aumento del punto forte (jab) oppure far crescere il punto debole (diretto) ecc…

La tattica

L’analisi del match prende in considerazione anche la tattica, quindi posso aggiustare la mia preparazione atletica e tecnica anche a seconda del tipo di tattica che intendo usare durante la gara.  Se pensiamo al calcio l’avere una squadra basata sul contropiede comporta notevoli differenze rispetto ad avere una squadra che basa il suo gioco sul possesso palla, di conseguenza bisognerà tenere in considerazione queste variabili.

Conclusione:

Come visto il modello fisiologico è qualcosa di affascinante, perché ti permette di CAPIRE cosa succede in campo e ti da l’opportunità di ridurre al minimo gli sbagli durante l’allenamento.

È il primo passo per poter organizzare un allenamento al meglio, sia dal punto di vista tecnico, fisico che tattico.

Spero che questo articolo vi sia piaciuto e ci vediamo al prossimo!

Matteo

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